Espiazione – Il sistema.

aprile 27th, 2011 § Lascia un commento

Quando parlano di etica mi sento grigio perché seppur m’è chiaro qual è il mio limite so che a volte l’ho superato con stratagemmi per sentirmi meno colpevole. Quando “la vita ti porta a fare cose” significa che abbiamo un alibi pronto all’uso. La giustificazione per rubare, essere delatore, per cambiare il proprio punto di vista come nell’”arte di arrangiarsi” di Alberto Sordi o per negare a noi stessi la verità.

E così un sabato mattina ricevo una telefonata dove mi viene detto di cacciare un consulente per prendere una nuova persona, una che sarà in grado di sostituirmi. Perché senza, io non potrò mai andarmene da qui e crescere e Madrid (Parigi) non sarà mai la mia casa. Questa è la verità che mi viene raccontata. E così preparo la strada alla cacciata di una persona con cui lavoro dal 2005. Mi dico che avendo soldi e conoscenze troverà presto un altro lavoro, se proprio lo vorrà. Lo chiamo, ci vediamo il lunedì mattina successivo e gli spiego che mi è stato chiesto di sostituirlo. E li, la reazione che non t’aspetti: lui non dormirà più nei prossimi giorni, odierà a morte chi m’ha chiamato per chiedermi questo e mi dirà di strarmene fuori o il mio futuro sarà compromesso.

Il mio cuore si chiude, provo disgusto per chi mi chiede di fare quest’azione ma sono ancora indifferente verso me stesso perché mi sento vittima e preferisco restare un inconsapevole passacarte. Io l’ho “venduto” per una promessa, per un sogno, per non potermi sentire dire “io te l’avevo detto di fare così…” per l’ennesima volta. Poi mi guardo allo specchio e mi sento parte del meccanismo che lo lascerà a casa. Io posso fare qualcosa, non ha senso negarlo. Io qualcosa lo devo fare, perché ho avuto schifo per i tangentisti, i nazisti, gli impiegati “sordi”, i politici, per tutti quelli che hanno preferito il silenzio e dire che “erano costretti dal sistema”.

Allora è così che ci si sente. Questa è la condizione dell’essere cresciuti, quella che da piccolo ti dicono come indispensabile per poterci capire qualcosa. I film e i libri si materializzano all’istante e la tua coscienza ti chiede di essere il tuo eroe, almeno questa volta. Chiamo il consulente e gli dico che non si deve preoccupare perché fino a che io ci sarò lui resterà.

Dopo due mesi arriva una telefonata. Spiego che la strada della sostituzione è impraticabile e inutile. Mi viene detto che quindi sarà difficile portarmi a Madrid a queste condizioni. Rispondo che mi è sembrato di capire che è difficile a prescindere. Silenzio dall’altra parte del filo. Riattacco. Non so se ho fatto la cosa giusta per il mio futuro. So di aver fatto la MIA scelta. E se mi fermerò qui per questo motivo, ne sarò fiero. Perché a me il BMW non interessa e conoscere il mondo lo si può fare in qualunque modo, partendo da noi stessi.

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